Il nuovo Rapporto 2025 dell’ISPRA certifica che nel 2023 la produzione di rifiuti speciali in Italia ha raggiunto 164,5 milioni di tonnellate, segnando un incremento dell’1,9% rispetto all’anno precedente. Un dato che interrompe il calo registrato nel biennio 2021-2022 e testimonia una ripresa delle attività produttive.
La quasi totalità di questi rifiuti (93,8%) è costituita da materiale non pericoloso, cresciuto di 2,8 milioni di tonnellate, mentre i rifiuti pericolosi aumentano di 193 mila tonnellate. Il settore delle costruzioni e demolizioni conferma la sua posizione dominante, generando 83,3 milioni di tonnellate (50,6% del totale nazionale), complice il perdurare degli incentivi per la riqualificazione energetica e le ristrutturazioni edilizie.
Seguono le attività di trattamento rifiuti e risanamento ambientale (23,5%) e il manifatturiero (16,8%), che include comparti ad alto impatto come metallurgia, chimica e lavorazioni plastiche.
Dal punto di vista geografico, il Nord Italia concentra il 57,2% della produzione, trainato dalla Lombardia (21,8% del totale nazionale), Veneto (10,7%) ed Emilia-Romagna (8,6%). Nel Centro primeggiano Toscana (6,3%) e Lazio (6,2%), mentre al Sud le regioni più produttive sono Campania (6,8%), Puglia (6,1%) e Sicilia (5,7%).
Gestione: prevale il recupero di materia, cala la discarica
Nel 2023, in Italia sono state gestite 178,9 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, in aumento dell’1,3% rispetto al 2022. Di queste, 151,3 milioni (84,5%) sono state avviate a operazioni di recupero e 27,7 milioni (15,5%) allo smaltimento. Un dato positivo che conferma la crescente propensione verso pratiche di economia circolare.
Il recupero di materia è la modalità prevalente, con il 73,1% del totale, trainato dal riciclo di sostanze inorganiche (78,8 milioni di tonnellate), in gran parte provenienti da attività edilizie, spesso riutilizzate in rilevati e sottofondi stradali.
Le discariche, invece, rappresentano solo il 4,4% del totale gestito, con 7,9 milioni di tonnellate smaltite, in calo dell’11,2% rispetto al 2022. La maggioranza è composta da rifiuti non pericolosi (88,8%), ma tra i rifiuti pericolosi spiccano i 224 mila tonnellate di materiali contenenti amianto, per il 95,7% derivanti dal settore edile.
Il coincenerimento ha interessato 1,85 milioni di tonnellate, prevalentemente al Nord (77,1%), con Lombardia ed Emilia-Romagna in testa. I rifiuti non pericolosi più coinvolti sono quelli della lavorazione di legno e carta, il biogas e i residui da trattamento meccanico. L’incenerimento, invece, ha riguardato 1,06 milioni di tonnellate, in lieve calo (-3,9%), con una netta prevalenza di rifiuti non pericolosi (64,7%).
A supporto della gestione, il Paese dispone di 10.592 impianti dedicati ai rifiuti speciali, di cui il 43% destinati al recupero di materia, il 15,6% allo stoccaggio e il 13,4% all’autodemolizione. Una dotazione significativa, ma che necessita di ulteriore sviluppo in alcune aree, specialmente nel Mezzogiorno, dove la distanza dagli impianti può influire sui costi di gestione e sull’efficienza complessiva del sistema.
Sfide future: più riciclo e minore dipendenza dall’estero
Nonostante i progressi, il Rapporto ISPRA evidenzia margini di miglioramento. Nel 2023 l’Italia ha esportato 5,5 milioni di tonnellate di rifiuti speciali (+13,4% rispetto al 2022) e importato 6,8 milioni di tonnellate, confermando una significativa interdipendenza con altri Paesi per alcune tipologie di trattamento.
Le esportazioni riguardano soprattutto rifiuti non pericolosi derivanti dal trattamento (74,1% del totale di questa categoria), destinati in gran parte ad Austria, Germania, Paesi Bassi e Turchia. Per i rifiuti pericolosi, invece, si tratta spesso di residui chimici e scarti industriali inviati a impianti specializzati non presenti sul territorio nazionale.
Sul piano interno, la priorità resta incrementare le quote di recupero di materia per ridurre ulteriormente il ricorso alla discarica e contenere i flussi di esportazione. Una sfida che passa anche per l’innovazione tecnologica e per il potenziamento delle infrastrutture di trattamento in regioni ancora carenti.
Un altro ambito strategico è la gestione dei rifiuti contenenti amianto: pur con un sistema già operativo, la capacità di smaltimento è distribuita in modo non uniforme e la quota ancora conferita in discariche per rifiuti pericolosi potrebbe essere ridotta grazie a tecniche di inertizzazione e recupero sicuro.
Nel complesso, il Rapporto ISPRA 2025 consegna un quadro in chiaroscuro: da un lato, la netta prevalenza del recupero sullo smaltimento e la costante diminuzione della discarica sono segnali incoraggianti di una transizione verso l’economia circolare; dall’altro, la dipendenza dall’estero e la gestione di alcune tipologie critiche indicano che la strada verso un ciclo dei rifiuti completamente sostenibile è ancora in corso.
Se il Paese saprà investire in impianti moderni, innovazione e simbiosi industriale, la gestione dei rifiuti speciali potrà diventare non solo un dovere ambientale, ma anche una leva di competitività per l’intero sistema produttivo italiano.










