Con la pubblicazione del nuovo D.P.C.M., abbiamo finalmente le linee guida per il MUD 2026. Per le aziende, questo significa poter chiudere la rendicontazione dei rifiuti 2025 con regole certe e una modulistica aggiornata che non ammette distrazioni sui registri di carico e scarico.
La scadenza del MUD 2026 è il 3 luglio
Quest’anno la consueta scadenza del 30 aprile slitta: in base alla regola dei 120 giorni dalla pubblicazione del decreto, il termine ultimo per l’invio del MUD 2026 è fissato al 3 luglio 2026.
Due mesi in più che concedono respiro, ma che vanno gestiti con attenzione. Sappiamo che i portali telematici tendono a bloccarsi sotto scadenza e che la quadratura dei dati richiede tempo: il mio consiglio è di non aspettare l’estate per iniziare le verifiche sui dati del 2025.
Chi deve presentare il MUD 2026?
Non tutte le imprese sono soggette a questo obbligo. Facciamo chiarezza per capire se la tua azienda rientra tra i soggetti obbligati o se ne è esente.
Soggetti obbligati:
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Produttori di rifiuti pericolosi: qualsiasi impresa o ente che, nel corso del 2025, abbia prodotto anche solo una piccola quantità di rifiuti pericolosi.
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Produttori di rifiuti NON pericolosi (sopra i 10 dipendenti): imprese ed enti che hanno più di dieci dipendenti e che producono rifiuti non pericolosi derivanti da lavorazioni industriali, artigianali e da attività di recupero e smaltimento.
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Operatori del settore: chiunque effettui a titolo professionale attività di raccolta, trasporto, commercio e intermediazione di rifiuti, oltre ovviamente ai gestori di impianti di recupero e smaltimento.
Soggetti esclusi:
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Imprese con meno di 10 dipendenti che producono esclusivamente rifiuti non pericolosi.
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Le imprese che producono rifiuti non pericolosi derivanti da attività commerciali, di servizio o amministrative (a prescindere dal numero di dipendenti).
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I liberi professionisti che non sono organizzati in forma di impresa.
Un caso particolare: le imprese agricole che producono rifiuti pericolosi hanno modalità semplificate di adempimento, spesso assolte tramite la conservazione dei documenti di trasporto o il conferimento a circuiti organizzati, ma è sempre bene verificare la propria posizione specifica.
Attività con deleghe speciali: parrucchieri, estetisti, dentisti, studi medici e tatuatori
Alcune categorie professionali, come parrucchieri, estetisti, dentisti, studi medici e tatuatori, generano rifiuti che possono essere classificati come speciali o pericolosi (ad esempio aghi, bisturi, prodotti chimici per trattamenti estetici e pigmenti per tatuaggi). Queste attività devono verificare la tipologia e la quantità di rifiuti prodotti per determinare l’obbligo di presentazione del MUD. In generale:
- Se producono rifiuti pericolosi, sono tenuti a presentare il MUD.
- Se producono solo rifiuti non pericolosi e hanno meno di 10 dipendenti, possono essere esonerati.
Cosa cambia nel nuovo modello?
Il MUD 2026 non stravolge la struttura a cui siamo abituati, ma funge da “ponte” verso la piena digitalizzazione del sistema RENTRI. Le modifiche principali riguardano la precisione dei flussi: il legislatore vuole dati sempre più granulari sulle operazioni di recupero, per monitorare i target di economia circolare.
Per le aziende, questo significa che la coerenza tra quanto scritto sui Formulari (FIR) e quanto dichiarato nel MUD deve essere assoluta. Un errore di trascrizione oggi è molto più facile da intercettare per gli organi di controllo rispetto al passato.
Sanzioni: quanto costa sbagliare?
Il regime sanzionatorio resta uno dei più severi in ambito amministrativo-ambientale. È fondamentale distinguere l’entità dell’errore:
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Ritardo “breve” (entro 60 giorni): se la dichiarazione viene presentata dopo il 3 luglio ma entro il 1° settembre, la sanzione è ridotta (va da 26 € a 160 €). È considerata una semplice dimenticanza formale.
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Omissione o ritardo grave: superati i 60 giorni, la sanzione diventa pesante: da 2.600 € a 15.500 €.
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Dichiarazione inesatta o incompleta: inserire dati sbagliati o omettere dei codici EER espone alla stessa sanzione dell’omissione (da 2.600 € a 15.500 €).
Spesso l’errore non è voluto, ma deriva da una cattiva gestione dei registri durante l’anno. Per questo, la fase di “quadratura” tra registri e MUD è il momento più delicato.
Come muoversi adesso
Il decreto è ufficiale e la scadenza è fissata. Il modo migliore per affrontare il MUD 2026 è iniziare subito una verifica della documentazione prodotta nel 2025.
Controllare che tutti i pesi verificati a destino siano stati correttamente annotati e che i codici EER siano coerenti con le autorizzazioni dei trasportatori è il primo passo per una dichiarazione a prova di sanzione.










