Cosa sono i PFAS
Con il termine PFAS si indica una vasta famiglia di sostanze per- e polifluoroalchiliche sviluppate per conferire ai materiali particolari caratteristiche di resistenza all’acqua, ai grassi, al calore e agli agenti chimici. Grazie a queste proprietà sono stati utilizzati per decenni in numerose applicazioni industriali e in una grande varietà di prodotti di uso quotidiano.
La caratteristica che li ha resi così diffusi è anche quella che oggi desta le maggiori preoccupazioni: i PFAS sono estremamente persistenti e tendono a degradarsi molto lentamente nell’ambiente. Per questo vengono spesso definiti forever chemicals, ovvero “sostanze chimiche eterne”.
Perché i PFAS preoccupano
Una volta dispersi nell’ambiente, alcuni PFAS possono contaminare terreni, corsi d’acqua e falde acquifere. La loro stabilità chimica rende complessa la rimozione e può favorirne la permanenza per lunghi periodi di tempo. Per questo motivo negli ultimi anni le autorità europee hanno intensificato le attività di monitoraggio e introdotto limiti sempre più stringenti per alcune delle sostanze considerate più critiche.
La crescente attenzione non riguarda soltanto la produzione e l’utilizzo dei PFAS, ma l’intero ciclo di vita dei materiali che li contengono, compresa la fase finale di gestione dei rifiuti.
Dove si possono trovare i PFAS
Uno degli aspetti che rende complesso il tema PFAS è la loro diffusione. Nel corso degli anni queste sostanze sono state impiegate in moltissimi prodotti e processi industriali, spesso senza che il loro utilizzo fosse immediatamente evidente all’utilizzatore finale.
I PFAS possono essere presenti, ad esempio, in:
- tessuti tecnici e materiali impermeabilizzati;
- schiume antincendio;
- carta e imballaggi resistenti ai grassi;
- rivestimenti antiaderenti;
- componenti elettronici;
- lubrificanti industriali;
- trattamenti superficiali dei metalli;
- alcuni materiali utilizzati nei settori medicale, energetico e chimico.
Di conseguenza possono essere presenti anche in diverse tipologie di rifiuti prodotti dalle attività industriali. Tra queste figurano, ad esempio, fanghi di processo, materiali assorbenti, residui di lavorazioni superficiali, terreni provenienti da interventi di bonifica, acque di trattamento e altri scarti derivanti da processi produttivi o attività di manutenzione.
Perché il tema riguarda la gestione dei rifiuti
Quando un materiale contenente PFAS diventa un rifiuto, il problema non scompare. Anzi, è proprio in questa fase che diventa fondamentale conoscere la composizione del rifiuto e individuare il corretto percorso di gestione.
La presenza di PFAS può influenzare la caratterizzazione del rifiuto, la scelta dell’impianto di destinazione e le modalità di trattamento da adottare. Una valutazione accurata consente infatti di individuare le soluzioni più appropriate dal punto di vista tecnico e normativo, riducendo al minimo i potenziali impatti ambientali.
Per questo motivo il tema PFAS sta assumendo un’importanza crescente non soltanto per i produttori di sostanze e materiali, ma anche per tutte le aziende che generano rifiuti potenzialmente interessati dalla loro presenza.
Cosa prevede la normativa
Sul fronte normativo, una delle principali novità è rappresentata dal D.Lgs. 102/2025, che ha modificato il precedente D.Lgs. 18/2023 relativo alla qualità delle acque destinate al consumo umano. Il provvedimento introduce controlli più rigorosi e nuovi parametri per il monitoraggio di alcune sostanze PFAS, con limiti che entrano progressivamente in vigore nel corso del 2026.
Parallelamente, a livello europeo, l’European Chemicals Agency (ECHA) sta valutando una delle più ampie proposte di restrizione mai elaborate nell’ambito del regolamento REACH restriction on PFAS. L’obiettivo è limitare progressivamente l’utilizzo di migliaia di sostanze appartenenti alla famiglia PFAS in numerosi settori industriali.
Le decisioni che verranno adottate nei prossimi anni potrebbero avere effetti significativi anche sulla produzione, sulla tracciabilità e sulla gestione dei rifiuti contenenti queste sostanze.
Cosa devono fare le aziende
Per le imprese, affrontare il tema PFAS significa innanzitutto conoscere meglio i propri processi produttivi e i rifiuti generati dalle proprie attività.
Tra le buone pratiche da adottare vi sono:
- verificare la possibile presenza di PFAS nelle materie prime e nei processi produttivi;
- valutare la presenza di PFAS nei rifiuti generati dall’attività aziendale;
- effettuare una corretta caratterizzazione quando necessario;
- mantenere aggiornata la documentazione tecnica e ambientale;
- monitorare l’evoluzione della normativa nazionale ed europea.
Conoscere la composizione dei propri rifiuti è infatti il primo passo per individuare le corrette modalità di recupero o smaltimento e garantire il rispetto delle prescrizioni ambientali.
In conclusione
I PFAS rappresentano una delle principali sfide ambientali degli ultimi anni. La loro diffusione in numerosi processi industriali e la loro elevata persistenza richiedono oggi un’attenzione sempre maggiore da parte di aziende, enti di controllo e operatori del settore ambientale.
Se in passato il tema riguardava soprattutto la produzione e l’utilizzo di queste sostanze, oggi l’attenzione si sta spostando anche sulla gestione del fine vita dei materiali che le contengono. Per le imprese, conoscere i propri rifiuti e gestirli correttamente non è soltanto una questione di conformità normativa, ma rappresenta un elemento sempre più importante di responsabilità ambientale e di tutela del territorio.










