Emergenza rifiuti elettronici: un business da 55 miliardi

Rifiuti elettronici

Oggi i rifiuti elettronici sono recuperati solo per il 20% e ogni anno ne vengono prodotti 50 milioni di tonnellate.

L’Organizzazione internazionale del Lavoro delle Nazioni Unite lancia l’allarme. Se non si interviene velocemente, entro il 2050 si potrebbe arrivare a produrre 120 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici. E non solo, sarà sempre più difficile smaltirli in maniera corretta e avremo difficoltà a reperire risorse naturali per realizzarne di nuovi.

E pensare che il loro valore stimato, se riciclati e smaltiti correttamente, si aggira intorno ai 55 miliardi di euro.

Cosa sono i rifiuti elettronici

Il termine corretto da utilizzare per parlare di rifiuti elettronici è RAEE, acronimo di Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche. Con questo termine si identificano tutti quei dispositivi alimentati elettricamente che, per un motivo o per un altro, sono stati gettati nella spazzatura.

La raccolta e lo smaltimento dei RAEE sono regolate da un’apposita direttiva dell’Unione Europea recepita nel nostro Paese nel 2005 (e modificata nel 2014).

Lo scopo principale della direttiva è evitare che computer, smartphone, televisore ed elettrodomestici vari siano conferiti nelle normali discariche o, peggio, siano conferiti nell’ambiente in discariche abusive.

Produzione e problemi di smaltimento

È innegabile che la produzione di apparecchiature elettroniche è in continua crescita. Diverse le motivazioni: in primis perché la tecnologia è in continua evoluzione e in secondo luogo perché la vita di questi prodotti non è eterna. Il resto lo fa il consumismo sfrenato contemporaneo, il bisogno, indotto o meno, di avere sempre il dispositivo all’avanguardia sia per la vita di tutti i giorni che in ambito lavorativo.

Dunque, secondo le statistiche diffuse a fine 2018 dalle Nazioni Unite, ogni anno vengono prodotte 50 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici. Rifiuti che non possono essere considerati “normali” sia per la loro pericolosità – se smaltiti non correttamente rappresentano fonte di inquinamento per l’ambiente e per l’uomo – sia per il loro valore economico.

Riciclandoli correttamente, infatti, sarebbe possibile recuperare oro, platino e altre materie che potrebbero poi essere riutilizzate nella produzione di nuovi dispositivi elettronici. Secondo le stime parliamo di un business di 55 miliardi.

Invece viene avviata a riciclo solo il 20% dei rifiuti elettronici, il restate finisce in discarica o illegalmente trasportata verso i paesi in via di sviluppo.

Servono, dunque, misure urgenti, sottolinea l’Organizzazione internazionale del Lavoro delle Nazioni Unite, per migliorare la gestione delle scorie tossiche di questi rifiuti prodotti in tutto il mondo.

Fonti
Decreto legislativo 14 marzo 2014, n. 49: attuazione della direttiva 2012/19/UE sui rifiuti di apparecchiature
elettriche ed elettroniche (RAEE).
Per approfondire ulteriormente l’argomento consigliamo questo articolo.
Per chi volesse saperne di più sui RAEE e il modo corretto di smaltirli, consigliamo di leggere questo nostro articolo.

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