Italia del Riciclo: ottimi risultati ma mancano gli impianti

Riciclo

L’Italia si conferma un Paese estremamente virtuoso per quanto riguarda il riciclo. I dati del 2017, di cui è stato pubblicato il rapporto a fine 2018, confermano una netta crescita in quasi tutte le filiere.

Le nuove Direttive europee sull’Economia Circolare – ne parliamo in questo articolo – in fase di recepimento pongono nuovi e più avanzati obiettivi di riciclo dei rifiuti che rappresentano un’occasione positiva per la crescita del settore, ma i ritardi e le modalità inadeguate nell’affrontare la questione normativa della cessazione della qualifica di rifiuto (End of Waste), dopo una sentenza del Consiglio di Stato, preoccupano il settore e possono ostacolarne lo sviluppo (per approfondire l’argomento vi consigliamo di leggere questo nostro articolo sul tema).

È stato pubblicato il rapporto promosso e realizzato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e da FISE UNICIRCULAR (l’Unione Imprese Economia Circolare), vediamo i dati più importanti.

Italia del Riciclo 2018: i dati

Anche nel 2017 è cresciuta la raccolta differenziata, che ha raggiunto il 55,5% (+3% rispetto al 2016), e il riciclo dei rifiuti urbani, arrivato al 44% (+2% rispetto al 2016).

Il riciclo dei rifiuti di imballaggio ha confermato la propria crescita (8,8 milioni di tonnellate nel 2017, +3,7% rispetto il 2016), raggiungendo il 67,5% sull’immesso al consumo, superando anzitempo l’obiettivo del 65% che la nuova direttiva indica al 2025.

Anche il riciclo delle singole filiere dei rifiuti d’imballaggio è in crescita: carta (+3,6%), plastica (+5,1%), vetro (+4,8%), legno (+3,4%), acciaio (+0,3%).

La raccolta differenziata della frazione organica nel 2017 è aumentata del 3,2% e quella dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) è in crescita del 5%.

È aumentato il tasso di riciclo degli oli minerali usati, che ha raggiunto il 45% dell’immesso a consumo ed è cresciuta anche la raccolta degli oli vegetali esausti che ha toccato le 70 mila tonnellate (+8% rispetto il 2016).

In crescita anche il riciclo dei rifiuti da costruzione e demolizione, con un tasso di recupero di materia al 76%.

Si segnalano invece flessioni in quattro filiere: è calato il recupero dei veicoli fuori uso del 3% e anche quello del riciclo di pile e accumulatori dell’1%, in contrazione anche i quantitativi degli imballaggi in alluminio riciclati a causa dell’aumento di utilizzo dei rottami di imballaggio come materie prime seconde e del significativo aumento delle esportazioni di imballaggio End of Waste. Degno di rilievo è anche il calo del 9% del riciclo di materia degli pneumatici fuori uso che segnala anche il ritardo della pubblicazione del decreto End of Waste, sebbene la raccolta sia cresciuta del 6% rispetto 2016.

Considerazioni

Andrea Fluttero, Presidente di FISE UNICIRCULAR ha dichiarato:

“L’Italia che si appresta a recepire le nuove direttive del Pacchetto europeo Circular Economy deve cogliere l’opportunità di affrontare la sfida della transizione dal riciclo di rifiuti tipico di un’economia lineare ad un compiuto sistema di economia circolare. La sfida del cambiamento di modello economico, parte dalle solide basi dell’industria del riciclo, ma è necessario che, sotto la guida ed il controllo di una “cabina di regia” per le diverse filiere coinvolte, ogni anello della catena ripensi a se stesso in chiave di circolarità, dai produttori – con un’accurata ecoprogettazione – alla distribuzione, ai consumatori, per finire con “l’anello mancante”, del post consumo, composto da logistica di ritorno, raccolta, preparazione al riuso, riuso, riciclo, creazione del mercato delle materie prime seconde, grazie ad adeguati strumenti modulabili di sostegno fiscale ed economico”.

È evidente che il riciclo e l’economia circolare siano la direzione giusta da mantenere, ma è possibile tutto ciò senza un’efficiente rete di impianti finali?

Secondo i dati pubblicati, l’Italia è un Paese invidiabile, ma nella realtà sembra arrancare. Nonostante i dati positivi, esiste un serio problema impiantistico, soprattutto nel Meridione. Per quanto si possa riciclare, esisteranno sempre dei rifiuti destinati allo smaltimento, principalmente per quanto riguarda i rifiuti speciali, dunque quelli derivanti dalle attività produttive.

Lo smaltimento di un rifiuto avviene per lo più in discarica o inceneritore. Oggi gli impianti all’avanguardia sono i cosiddetti termovalorizzatori, non più semplici inceneritori ma impianti che dalla combustione del rifiuto producono energia mantenendo le emissioni di molto al di sotto dei limiti consentiti.

In Italia questi impianti sono pochi e funzionano a pieno regime, e le aziende di recupero materiali faticano a trovare impianti che accettino il loro scarto (sì, le aziende di recupero, ossia i primi riciclatori dopo i produttori, generano anch’essi rifiuti).

Per ovviare a questo problema l’Italia esporta i rifiuti da smaltire all’estero pagando cifre considerevoli. I paesi del Nord Europa, oltre a ricevere denaro per lo smaltimento, producono anche energia guadagnandoci due volte.

Intanto gli impianti intermedi si riempiono per mancanza di spazi in uscita, aumentando in questo modo il rischio di incidenti. Questo problema porta rallentamenti anche nei servizi alle aziende: se mancano canali di uscita, non è possibile ritirare altri rifiuti altrimenti si rischia di oltrepassare i limiti quantitativi che un’azienda di stoccaggio.

Per quanto si potrà andare avanti in questo modo? Il riciclo è cosa buona e giusta, l’economia circolare è il futuro, ma la mancanza di impianti finali rischia di mandare in fumo tutti gli sforzi fatti in questa direzione.

Vi consigliamo di leggere il nostro articolo sulla crisi che sta attraversando il settore dei rifiuti se interessati ad approfondire questo argomento.

Fonti
Rapporto “Italia del Riciclo 2018”.
Gli obiettivi europei sull’Economia Circolare.
La situazione “End of Waste” in Italia.
Approfondimenti sulla crisi del settore rifiuti.

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