I termovalorizzatori lombardi sono tra i più evoluti al mondo

Avete letto bene: i termovalorizzatori lombardi sono i più evoluti al mondo. La conferma arriva dal seminario relativo alle Bat conclusions (migliori tecniche disponibili) sugli inceneritori, svolto in questi giorni a Milano.

All’evento sono state esposte, appunto, le conclusioni sulle migliori tecniche disponibili (BAT) sull’incenerimento dei rifiuti pubblicate il 3 dicembre scorso dalla Commissione Europea.

Sono emerse procedure e tecnologie che in Lombardia vengono utilizzate già da diversi anni, dimostrando come la Regione sia all’avanguardia sotto questo punto di vista.

Termovalorizzatori, ottimi risultati in Lombardia

Al seminario ha partecipato anche Fabio Carella, direttore generale di Arpa Lombardia, il quale ha sottolineato il fatto che da quest’anno l’Agenzia ha affidato il controllo degli impianti di termovalorizzazione dei rifiuti urbani a una struttura specialistica dedicata che gestisce anche la rete SME (Sistema di Monitoraggio in continuo delle Emissioni).

Ecco i numeri forniti da Arpa.

Attualmente la rete SME della Lombardia comprende 41 impianti, per un totale di 70 sistemi di monitoraggio che forniscono, con una frequenza di 5 al secondo, dati relativi a 2000 parametri (di cui 1000 relativi a inquinanti), corrispondenti a circa 35 milioni di numeri da importare e gestire ogni giorno. Una mole di informazioni tale da consentire il costante monitoraggio delle performance degli impianti presenti in Lombardia.

È intervenuto all’evento anche l’Assessore regionale all’Ambiente e Clima, Raffaele Cattaneo, che ha confermato gli ottimi risultati raggiunti in Regione:

“Regione Lombardia è all’avanguardia nel monitoraggio delle emissioni degli impianti di termovalorizzazione e di incenerimento dei rifiuti. Le Bat Conclusion (migliori tecniche disponibili) sugli inceneritori, pubblicate dalla Commissione Europea il 3 dicembre scorso e presentate oggi, parlano di un campionamento in continuo delle diossine che Regione Lombardia effettua già dal 2007, così come il monitoraggio delle emissioni presente nella disciplina regionale dal 1995”.

Sistema controllo emissioni tra i più evoluti

Il sistema delle emissioni in Lombardia risulta essere tra i più evoluti ed efficienti al mondo. I termovalorizzatori presenti sul territorio rispettano limiti di emissioni che sono nettamente inferiori rispetto a quelli imposti dall’Unione Europea. Inoltre la Regione, con una delibera del 2012, aveva già introdotto valori guida e obiettivi maggiormente restrittivi rispetto a quelli imposti dalla legge nazionale e che fossero di riferimento per i gestori degli impianti di trattamento rifiuti e per le autorità competenti a rilasciare le autorizzazioni.

Per fare qualche esempio, basti sapere che il limite europeo per le emissioni delle polveri è di 10 milligrammi per metrocubo, mentre quello regionale è tra 8 e 10. Stesso discorso per gli ossidi di Azoto: il limite nazionale ed europeo è fissato a 200, mentre quello della Lombardia è compreso tra i 70 e i 200 milligrammi per metrocubo. Oltretutto, le emissioni di molti termovalorizzatori sono addirittura al di sotto del limite minimo di 70.

13 termovalorizzatori e ottime performance

In Lombardia sono presenti 13 termovalorizzatori e le performance sono di gran lunga migliori rispetto al celebre termovalorizzatore di Copenaghen, riconosciuto tra gli impianti più all’avanguardia a livello mondiale.

Tra gli impianti lombardi spiccano le performance del termovalorizzatore di Silla 2, le cui emissioni di polveri sono del 0,1 milligrammi per metrocubo; gli impianti di Rea di Bergamo hanno emissioni di polveri sottili pari allo 0,09, come anche l’impianto Core di Sesto San Giovanni; A2A di Brescia 0,2 milligrammi per metrocubo mentre il Silea di Lecco 0,5.

Come riconosciuto anche dalla Commissione Europea con la Comunicazione n-34 del 26/01/2017, i termovalorizzatori fanno parte a pieno titolo dell’Economia Circolare, in quanto il rifiuto non riciclabile diventa una fonte energetica alternativa ai combustibili fossili.

Lo stesso Assessore Cattaneo fa un po’ il punto sulla situazione impiantistica lombarda:

“In Lombardia solo lo 0,6% dei rifiuti finisce in discarica tale e quale e il 2,5% compreso la frazione decadente. Ciò dimostra come sia presente un modello virtuoso di gestione dei rifiuti, che è reso possibile grazie al 70% di raccolta differenziata, all’avvio a recupero di materia del 61% dei rifiuti e a recupero di energia del 30%, alla presenza di 13 termovalorizzatori, di 78 impianti di compostaggio e più di tremila impianti di trattamento rifiuti.

[…] I termovalorizzatori della Lombardia riescono a produrre calore da fonti rinnovabili permettendo di risparmiare il consumo di carburanti fossili. Dalla cogenerazione effettuata nel termovalorizzatore Silla 2 di Milano l’impianto consente la produzione di energia elettrica e termica che viene immessa nella rete di teleriscaldamento che permette di illuminare 119.000 famiglie e riscaldarne 33.500”.

termovalorizzatori

Lombardia bene, ma nel resto d’Italia mancano gli impianti

A dicembre 2019 è stato pubblicato il rapporto sui rifiuti urbani redatto dall’Ispra (analisi dei dati del 2018), ciò che ne emerge è un Italia a due facce: da una parte troviamo degl’ottimi risultati sul fronte del riciclo, dall’altra viene confermato il grave deficit impiantistico nazionale.

Il rapporto sottolinea gli ottimi risultati raggiunti dal nostro Paese in ottica riciclo: aumenta la raccolta differenziata, migliorano le regioni del Centro e del Sud, aumenta il riciclo effettivo, raggiungendo con due anni di anticipo l’obiettivo del 50% previsto dalle normative europee.

A puntare il dito sulla mancanza di impianti è il Presidente dell’associazione FiseAssoambiente, Chicco Testa, che dalle pagine de La Repubblica denuncia la grave situazione.

Attualmente la carenza di impianti di trattamento e smaltimento spinge l’esportazione di rifiuti urbani all’estero ed aumenta in maniera esponenziale il trasporto di rifiuti tra una Regione all’altra.

Come abbiamo ampiamente documentato, ogni anno partono più di 200mila tir dalle Regioni prive d’impianti. Per fare un esempio, da Roma partono 180 camion carichi di frazione umida per fare 1500 km in direzione del Nord. Non è difficile intuire l’impatto negativo che ha tutto ciò sull’ambiente, oltre ovviamente allo spreco di soldi.

termovalorizzatori e discarica

È un problema che rischia di portare il settore dei rifiuti verso il default, come denuncia lo stesso Presidente Testa:

“La carenza di impianti non riguarda solo quelli addetti al riciclaggio, ma anche i termocombustori, nei quali finiscono i rifiuti che non possono essere riciclati. E lo stesso vale per le discariche, destinazione finale di ciò che non può essere bruciato”.

E poi una dura riflessione in merito alla necessità di transizione riguardo a tecniche di risparmi energetico e di sviluppo sostenibile:

“Su questo punto siamo tutti d’accordo, ma poi nella Penisola non c’è un impianto solare, eolico, idroelettrico a biomasse che non sia sotto contestazione. Siamo di fronte a una vera emergenza nazionale, da affrontare realizzando centinaia di questi impianti”.

Il Paese sta attraversando un momento cruciale e deve avere il coraggio di investire in direzione dell’Economia Circolare, la quale, non si può realizzare solo a parole.

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